Agriturismo La Volta

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Dicono di noi...

Due premesse prima di presentarvi questa deliziosa enclave di cucina contadina familiare della famiglia Nave, nome non omen visto che qui il mare è ben lontano. La prima è che il Sannio sta conoscendo finalmente una profonda rivoluzione della sua campagna e, come il Cilento, vede sempre più numerosi gli agriturismi in attività.
Purtroppo la sua prossimità al fuoriporta del fine settimana di Napoli e di Caserta lascia ampio margine ai cialtroni improvvisati, per cui in questo territorio abbiamo fatto anche tra le più deprimenti esperienze gastronomiche, come trovare angus e lardo di Colonnata alla falde del Taburno o, peggio, di comportamento cafone, leggi trovare occupato dopo aver prenotato o vedersi imporre un menu d’accatto per evidenti problemi di cucina che avrebbe imposto a chiunque una pausa. Per questo, scusate la presunzione ma quando ci vuole ci vuole, fidatevi solo di quello che c’è scritto in questo sito visto che giriamo in continuazione per questa stupenda campagna laboriosa e vi collabora il grande scout di territorio Pasquale Carlo. Il resto, dispiace dirlo, anche per alcune guide, è una scelta personale. Se chi ci segue è sempre soddisfatto è perchè in questo sito c’è davvero l’eccellenza, a nostro giudizio, sempre testata di persona, mentre gli scarti e le esperienze spiacevoli non sono degne nemmeno di essere criticate. Non esistono e basta.
Come le persone sgradevoli, preferisco farne semplicemente a meno. Zac, un taglio e via, la vita è davvero troppo breve per dedicare anche un solo minuto agli idioti e agli incompetenti.
La seconda premessa, più di servizio, è l’inserimento di questo agriturismo, al pari di Corbella di Cicerale e di Chiusulelle a Ogliastro, nella sezione ristoranti e trattorie proprio per la sua peculiarità gastronomica anche se c’è la possibilità di riposare. Lo definirei più una locanda o, come si dice purtroppo adesso country house. Terrible.
Qui abbiamo vissuto un magnifico pranzo fra storie di briganti sanniti e di repressione piemontese bestiale, anche il Sannio ha avuto la sua Falluja, la sua Marzabotto. Quando a dieci chilomentri da qui un intero villaggio, Casalduni, fu sterminato per rappresaglia dopo che 40 soldati sabaudi erano caduti in una imboscata il 16 agosto 1861. Ma soprattutto parlando di vino insieme ai cari amici di sempre. I piatti sono quelli della tradizione e io vi consiglio di venire qui per mangiare gli ammugliatielli, abbuoti, ossia salcicce di fegatini di agnello avvolte nelle budella dell’animale e arrostiste. Un piatto molto intenso e selvatico, ricetta cru della zona, si sente quasi l’erba che ha mangiato la bestia, diverso dagli ammugliatelli irpini, lucani e dai ‘mbruglietieddi cilentani che sono invece solo budella avvolte su se stesse. Di fronte a questo piatto, facciamo un esempio pratico, serve poco il rosso passato in barrique, meglio un aglianico in acciaio, squilibrato, acido e tannico: solo così si può riequilibrare il palato....

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